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“Terra dei fuochi”: la determinazione di Costantino

diario 23/8/2016

Costantino Landi, 17 anni, ha frequentato il quarto anno a Rondine,
al termine del quale, ha presentato il progetto Ambientiamoci. 
«C’è stato un periodo in cui facevo fatica a mangiare un semplice piatto di pasta, perché non ero sicuro che, mangiando un semplice piatto di pasta, io potessi star bene». Così ha aperto la presentazione del suo progetto, al festival YouTopic di Rondine, Costantino Landi, ragazzo di 17 anni, di Avellino.
Avellino, Campania, “Terra dei fuochi”.
C’è stato un tempo in cui Costantino aveva paura. Ma ora è qui, a condividere il suo progetto, ad informare tutti, anche i giovani, coloro che daranno un nuovo volto alla sua terra. Ora Costantino è qui, a raccontare il problema della “Terra dei fuochi”, per mettere fine alla rassegnazione.

L’immagine di una discarica abusiva. (foto la Repubblica)

La “Terra dei fuochi” è un’area di oltre 220 ettari, situata tra le province di Napoli e di Caserta. Roghi di rifiuti, materiali plastici, scarti e stracci: discariche abusive che bruciano senza fine, avvelenando pericolosamente l’ambiente e minacciando la salute di numerose famiglie.
Si tratta di posto dove regna l’illegalità: in quest’area, in soli venti mesi, si sono contati più di 6 mila roghi e oltre 2 mila siti inquinati, un vero e proprio ecocidio. Un vero e proprio crimine: sono smaltimenti illegali di rifiuti, che provocano la dispersione, nel suolo e nell’aria, di sostanze tossiche, che arrecano tumori, talvolta letali per la vita di tante persone.
Durante il festival YouTopic di Rondine, insieme ad Ivano Sedda, ho intervistato Costantino, per approfondire i sentimenti di un ragazzo, che, già a 17 anni, ha capito uno dei drammi principali della sua terra: egli ha deciso di scendere in campo e di provare a porre rimedio a questa triste e pericolosa sciagura.
Costantino afferma che «la “Terra dei fuochi” non è una terra. È semplicemente un posto in cui trascorrere del tempo, perché non è vivere. Vivere è ben altro». La “Terra dei fuochi”, ancora prima di essere rifiuti sotterrati, discariche abusive, inceneritori incontrollati, che si trovano per tutta la Campania, è uno smarrimento, una perdita di speranze e di sogni.
Corollario di queste perdite sono lo sconforto e la rassegnazione: «Regna la paura e regna, soprattutto, la rassegnazione; e, forse, questa qui è la cosa più brutta: non avere sogni, perché non me lo posso permettere».
Costantino ha capito che è arrivato il momento di agire e mettersi in prima fila per risolvere il problema, per contrastare la rassegnazione, e per poter tornare a mangiare il piatto di pasta in tutta tranquillità, lui, così come tutti le persone che vivono il suo stesso problema.
 
 
Un momento dell’intervista a Costantino Landi.

«Determinazione». Questa è l’emozione che Costantino prova, quando gli chiediamo di descrivere che cosa sente ogni volta che si parla di “Terra dei fuochi”. Ed è la determinazione che l’ha portato a mettere in piedi il progetto “Ambientiamoci”, che mira ad una buona istruzione, per far capire ai giovani l’importanza della conoscenza del proprio territorio e delle sue problematiche. Altrimenti, si finisce per essere sfruttati. «È una frase molto brutta quella che sto per dire: a noi ci sfruttano». Costantino accusa lo sciacallaggio dell’insipienza e della disinformazione, perché così la gente è più facile da governare: «Noi non siamo un popolo che si può ribellare, perché non ce lo possiamo permettere, perché non abbiamo i mezzi». E i mezzi sono proprio una buona istruzione e una buona informazione. Oltre alle parole, ci sono i mezzi, dunque i fatti: «Bisogna agire. Chi davvero cambiar vuole, abbia più fatti che parole».
Questa frase può sembrare il classico slogan di chi promette di passare dalle parole ai fatti, ma Costantino è veramente determinato. «Le problematiche vanno condivise con tutti, con tutti i quali, almeno, hanno voglia di interessarsi – afferma –, perché, semplicemente, l’informazione può far cambiare qualcosa, di tanto in tanto». Dalle parole di Costantino si evince tanta diffidenza e tanta sfiducia, al limite del timore di un fallimento: «Può darsi che sia un grido invano». Il suo messaggio sulla potenza dell’informazione è solo un augurio, una speranza. Ma, sicuramente, Costantino, anche contro le sue stesse preoccupazioni, continua a combattere, forte dell’esperienza di Rondine: «Io sono stato un anno a Rondine, e qua si parla tanto di una goccia in mezzo al mare, eppure, da 18 anni, vengono ragazzi dall’Azerbaijan, dall’Armenia, dall’Israele e dalla Palestina, che, quando tornano, non sono più nemici». E Costantino spera in ciò, per il suo rientro ad Avellino. «Magari non riuscirò a convincere tutti, magari sono ancora da solo, però io non mi rassegno, e – continua –, se io mi rassegnassi insieme a loro, allora non starei qui, adesso; non farei un’intervista, e potrei andare anche di là».
C’è stato un periodo in cui Costantino faceva fatica a mangiare un piatto di pasta. C’è stato un tempo in cui aveva paura. Adesso è lanciato nella sua campagna d’informazione, nella sua sfida allo sfruttamento dell’insipienza di chi, ormai, si è rassegnato. È chiamato a voltare pagina e a dare un lieto fine a quel dramma che tutti noi chiamiamo “Terra dei fuochi”.